Iniziativa “Più abitazioni a prezzi accessibili”: uno specchietto per allodole

Con l’iniziativa “Più abitazioni a prezzi accessibili”, l’Associazione degli Inquilini formula promesse che non potranno essere mantenute. Nonostante il titolo accattivante quest’iniziativa nasconde in realtà dei rischi elevati non solo per il mercato immobiliare svizzero ma anche per gli stessi inquilini.

Immaginiamo di poter viaggiare nel tempo e ritrovarci catapultati in una Svizzera densamente edificata dove vige una rigida quota federale per abitazioni di utilità pubblica, dove Cantoni e Comuni vengono preferiti ogni volta nella vendita di terreni, dove nel frattempo i partiti “green” accusano la Svizzera di essere la nazione meno verde in Europa e solo gli ecologisti più convinti optano per dei risanamenti energetici divenuti ormai troppo costosi ai più.

Uno scenario assurdo? Non proprio. Introdurre una quota minima di abitazione di utilità pubblica significa anche doverla mantenere nel tempo. Il 10% di tutte le nuove costruzioni dovrebbe dunque secondo gli iniziativisti essere sempre dedicato ad alloggi di utilità pubblica, i quali verrebbero costruiti anche laddove localmente non ve ne sarebbe un bisogno reale, ma semplicemente per raggiungere la quota stabilita. Non solo: uno studio dell’Ufficio federale delle abitazioni ha dimostrato che già oggi una gran parte degli alloggi di utilità pubblica non favorisce quei gruppi della popolazione che ne avrebbero maggiormente bisogno. Sarebbe quindi più ragionevole pensare di ottimizzare le risorse attualmente a disposizione piuttosto che creare un esubero di offerta non corrispondente alla reale domanda di mercato.

Parlando invece di restrizioni, l’introduzione di un diritto di prelazione per Cantoni e Comuni su “fondi idonei” non meglio precisati, rappresenterebbe un’ingerenza notevole nel diritto di proprietà e nella libertà contrattuale rallentando considerevolmente le trattative private oltre alle procedure edilizie: i privati dovrebbero infatti attendere le intenzioni dello Stato in merito all’esercizio o meno di questo diritto causando ritardi non indifferenti.

Ma ancora non è tutto: nell’era dell’onda verde e delle manifestazioni pro-clima è anacronistico proporre misure che vietino il ritorno economico degli sforzi fatti a favore di risanamenti energetici. L’iniziativa vieta infatti la concessione di sussidi per questo tipo di risanamenti ai proprietari d’immobili che danno la disdetta agli inquilini per procedere alla fase di ristrutturazione: in parole povere si vuole evitare un aumento delle rendite mensili dei proprietari immobiliari con il rischio concreto, vista l’importante incidenza di questo tipo d’interventi, di cadere in un paradosso per il quale i proprietari sarebbero disposti a rinunicare ai sussidi riversando i predetti costi interamente sugli inquilini attraverso l’aumento del canone d’affitto.

Gli scenari tratteggiati non sono né esagerati, né melodrammatici. L’iniziativa dai toni accattivanti “Per abitazioni a prezzi accessibili” non solo è incoerente nelle misure proposte ma è anche una minaccia reale all’ordine economico svizzero, al principio fondamentale del federalismo e costituisce un’intromissione irresponsabile in un’economia di libero mercato.

Raide Bassi, Consigliera comunale UDC

 

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