Il vicesindaco di Lugano, Roberto Badaracco, esponente del PLR, difende pubblicamente l’occupazione non autorizzata della piazza.
Una domanda è inevitabile: che cosa significa far parte di un Esecutivo, se non assumersi la responsabilità di difendere regole che devono valere per tutti? Qui non è in discussione il diritto di manifestare, che è garantito dalla Costituzione. È in discussione un principio elementare: le norme valgono per tutti allo stesso modo. Senza eccezioni. Senza giudizi selettivi. Senza indulgenze. O siamo in presenza di due pesi e due misure?
Difendere o minimizzare un’occupazione non autorizzata del suolo pubblico significa legittimare una doppia morale. Chi segue le procedure, presenta una domanda, si assume responsabilità, stipula assicurazioni contro possibili danni e accetta le decisioni negative dell’autorità è sfavorito; e chi invece ignora le regole, occupa la piazza e sbeffeggia le forze dell’ordine riceve dal vicesindaco una pacca sulle spalle.
In mezzo ci sono i cittadini: quelli che pagano i costi dello scontro strumentale, del dispositivo di sicurezza, quelli che subiscono i disagi, quelli che si chiedono se le regole valgano davvero per tutti.
Il messaggio che passa il vicesindaco è pericoloso: le regole sono negoziabili. E quando le regole diventano negoziabili, a perdere è la credibilità delle istituzioni. Nel suo intervento si richiama alla “legalità e proporzionalità”, ma omette elementi centrali che non possono essere ignorati se si vuole affrontare seriamente il tema dell’ordine pubblico e del rispetto delle regole.
Nessuna parola sugli incappucciati presenti in piazza. Il divieto di dissimulazione del viso negli spazi pubblici è sancito dall’art. 10a della Costituzione federale. Non è un dettaglio simbolico: è una norma costituzionale approvata dal popolo svizzero. Nessun riferimento alla natura stessa dell’evento: si trattava di una contromanifestazione a una manifestazione che non ha avuto luogo perché negata dall’autorità per motivi di sicurezza. La piazza è stata dunque utilizzata come strumento di pressione politica e di contrapposizione, trasformandola in un ring ideologico. Questo è un fatto oggettivo. Nessuna critica al comportamento arrogante di esponenti politici eletti che hanno partecipato a una manifestazione non autorizzata, arrivando a sbeffeggiare pubblicamente le forze dell’ordine. Questo non rafforza le istituzioni, le indebolisce.
Vi è poi una evidente incoerenza politica. Da un lato, altri esponenti del PLR, sempre più campane di Balerna trasferitesi sulle rive del Ceresio, inoltrano atti parlamentari chiedendo “parità di trattamento” e rispetto delle regole; dall’altro Badaracco celebra il fatto che una manifestazione non autorizzata abbia comunque occupato la piazza. L’auspicio è che prima del Municipio, il PLR si metta d’accordo con sé stesso.
Infine, fatto ancor più grave per un eletto, nessun accenno ai cittadini e ai commercianti che da mesi assistono a manifestazioni ripetute, spesso strumentali, che generano disagi, costi e frustrazione. Sono loro i primi danneggiati. Ogni dispositivo di sicurezza ha un costo che ricade sui contribuenti luganesi. Va invece riconosciuto, cosa che il vicesindaco dimentica, il lavoro delle forze dell’ordine, che hanno garantito la sicurezza con professionalità, equilibrio e senso dello Stato. La loro presenza dimostra quanto sia delicato gestire eventi che si collocano fuori dalle procedure e quanto sia fondamentale che l’autorità mantenga coerenza e chiarezza.
Parlare di coesione e fiducia nelle istituzioni significa anche tutelare chi vive e lavora quotidianamente in città. Lo Stato di diritto non è un’opinione. È il presupposto della convivenza civile. E su questo terreno non possono esserci ambiguità, caro vicesindaco Badaracco.
UDC Lugano
